Forza Cancellieri, basta un Cdm

"Finalmente avremo un bell’election day”, ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. L’Italia si avvicina alle elezioni: probabilmente il 17 e 18 febbraio. Manca dunque pochissimo tempo, qualche settimana alla convocazione dei comizi e all’avvio della campagna elettorale. Il ministro Cancellieri sta preparando un provvedimento atteso ad horas, e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto per iscritto segnalando la difficoltà che alcune forze politiche avranno nel raccogliere in così poco tempo le firme necessarie per candidarsi.
6 AGO 20
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"Finalmente avremo un bell’election day”, ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. L’Italia si avvicina alle elezioni: probabilmente il 17 e 18 febbraio. Manca dunque pochissimo tempo, qualche settimana alla convocazione dei comizi e all’avvio della campagna elettorale. Il ministro Cancellieri sta preparando un provvedimento atteso ad horas, e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto per iscritto segnalando la difficoltà che alcune forze politiche, anche significative ma non rappresentate in Parlamento, avranno nel raccogliere in così poco tempo le firme necessarie per candidarsi.
Allo stato attuale, secondo la lettera del sistema elettorale vigente, soltanto quattro partiti (il Pd, il Pdl, l’Udc e l’Idv) sono esentati dalla raccolta delle migliaia di firme necessarie a sostenere le candidature, perché rappresentati in Parlamento da gruppi parlamentari formatisi sin dall’inizio della legislatura. E’ dunque necessario un decreto, subito, una moratoria, un patto di sistema che nel più breve tempo possibile, a vantaggio di tutti e della stessa fisiologia democratica, metta ogni soggetto politico intenzionato a presentarsi nelle condizioni di poter farlo. Forse non è nemmeno sufficiente il dimezzamento del numero di firme richieste, dalle oltre centoventimila alle ancora numerosissime sessantamila (per la cui validità è poi anche obbligatorio un complesso lavoro di autenticazione da parte di pubblici ufficiali già oberati o scarsamente motivati).
La geografia politica d’Italia è molto cambiata negli ultimi giorni, all’orizzonte si disegna, con tratti sempre meno sfumati, il profilo di Mario Monti candidato, più o meno direttamente, alle prossime elezioni. Anche una eventuale lista Monti, per quanto sia ancora un’ipotesi evanescente, avrebbe bisogno di essere sostenuta (in media) da circa quattromila firme, raccolte in pochissimi giorni, in ciascuna delle venti regioni. Contemporaneamente, fenomeni di rilievo come il movimento protestatario di Beppe Grillo, e minoranze intelligenti come quelle dei Radicali (espulsi dall’alleanza di centrosinistra) appaiono al momento in difficoltà nella raccolta. L’imbuto democratico asseconda le inclinazioni tribunizie e fragorose del comico di Genova (e non solo le sue), uso ad agitare come randelli parole quali “dittatura” e “democrazia”. La formulazione immediata di un decreto che favorisca la partecipazione è dunque nello stesso interesse del governo e di Monti. Ma la rapidità adesso è essenziale. Solo un provvedimento fulmineo, ben indirizzato, frutto di una triangolazione tra Viminale, Palazzo Chigi e Quirinale, può evitare che si consumi un’ingiustizia democratica, e che sul premier piovano accuse probabilmente ingenerose cariche di retropensieri.